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Dipendenza da sostanze

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psicoterapia tossicodipendenzaL’espressione dipendenza da sostanze rimanda ad un sistema comportamentale che si instaura in seguito all’uso cronico e compulsivo di sostanze (droghe illegali o legali – come l’alcool, o farmaci a prescrizione medica) per cui l’individuo percepisce la necessità urgente di assumerle, indipendentemente dal danno fisico, psicologico e sociale che questa gli provoca.
Il più delle volte, il tossicodipendente ricerca nella sostanza d’abuso l’euforia ed il piacere, percepiti dal corpo come un bisogno estremo, da raggiungere a qualsiasi costo. In particolare, la dipendenza da sostanze viene definita come disturbo cronico recidivante caratterizzato da:

  • compulsione alla ricerca e all’assunzione della sostanza;
  • perdita di controllo nel limitare l’assunzione della sostanza stessa;
  • comparsa di uno stato emozionale negativo (caratterizzato da disforia, irritabilità, ansia) quando l’accesso alla sostanza è precluso.

L’organismo tende ad adattarsi progressivamente alle sostanze che il tossicomane assume e ciò può portare a tolleranza o assuefazione, fenomeno per cui la stessa dose di sostanza produrrà, col tempo, un effetto minore, quindi la dipendenza da sostanze porterà ad assumere dosi sempre più elevate. Quando l’assunzione della sostanza (o del farmaco) viene interrotta bruscamente, si verificherà una crisi d’astinenza; quest’ultima si ha in risposta all’adattamento neurologico. La mancanza di droga provoca un effetto di scompenso (fisico e psichico) che dà dunque luogo ai sintomi di astinenza. La sintomatologia che può scaturire durante una crisi di astinenza (in particolare di eroina) può includere: agitazione ed irritabilità, vomito, dolore ai muscoli e alle ossa, intensa sensazione di freddo, insonnia, diarrea, tremolio alle gambe. Questi sintomi possono perdurare da 3 a 7 giorni, in alcuni casi possono persistere anche per mesi.

Possono verificarsi inoltre degli effetti psicologici dovuti all’astinenza come sensi di colpa, idee suicide, rabbia, aggressività, abulia.

Secondo il DSM-IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) la dipendenza da sostanze è caratterizzata dalla presenza di almeno tre dei seguenti criteri:

  • L’individuo sviluppa tolleranza.
  • I sintomi di astinenza si manifestano quando l’individuo smette di assumere la sostanza o ne riduce la quantità. L’individuo può anche servirsi della sostanza per attenuare o evitare i sintomi dell’astinenza.
  • L’individuo assume la sostanza in quantità maggiori o per periodi più prolungati di quanto aveva previsto.
  • L’individuo riconosce che il suo uso della sostanza è eccessivo; può anche aver cercato di ridurne l’assunzione, senza però riuscirvi.
  • L’individuo dedica gran parte del suo tempo a procurarsi la sostanza o a riprendersi dai suoi effetti.
  • L’individuo fa un uso continuativo della sostanza nonostante i problemi psicologici o fisici da essa prodotti o esacerbati.
  • L’individuo interrompe o riduce la propria partecipazione a molte attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell’uso della sostanza.

 

Dal punto di vista psicoanalitico e psicosomatico, la dipendenza da sostanze può essere intesa oggi come un processo identificatorio, che permette al soggetto, senza troppi sforzi, di trovare rifugio dall’angoscia, laddove nella sua struttura psichica non si è costituito un processo alternativo di riorganizzazione simbolica dei propri moti pulsionali (vedi articolo correlato). Il tossicodipendente non sente il corpo come suo e l’assunzione della sostanza diventa un disperato tentativo di appropiarsene; in realtà, essa è un’appropriazione temporanea che necessita la ripetizione (la sostanza deve essere assunta costantemente) e che trasforma il rimedio in veleno e in un processo continuo di autodistruzione (vedi articolo correlato).

Secondo la prospettiva propria del Modello Psicosomatico Integrato l’assunzione di droga non è quindi da intendersi come una strategia disadattiva da cui il tossicomane deve essere sottratto il prima possibile ma come una soluzione con la quale egli ha imparato a fronteggiare il suo dolore psichico e la sua angoscia. Si cerca quindi di evitare di demonizzare la sostanza ma è importante riconoscere in essa il suo significato di auto-cura: una “manovra sul corpo” che si cercherà, laddove possibile, di comprendere, analizzandone le implicazioni soggettive. In questo caso, è dunque importante conoscere il contesto di vita del soggetto e far sì che si crei una relazione tra terapeuta e paziente in modo tale che quest’ultimo possa riuscire progressivamente ad individuarsi; l’obiettivo è, di fatto, quello di passare da una dipendenza dalla sostanza ad una più funzionale dipendenza dalla relazione.

Spesso il paziente tossicodipendente è inoltre immerso in uno stato di profonda confusione somato-psichica, derivante dalla difficoltà a riconoscere i vissuti emotivi, che spesso vengono negati, cercandone una sorta di anestesia nella droga; tali vissuti tendono quindi a ripercuotersi sul corpo e ad essere attenuati attraverso l’uso della sostanza. Un importante obiettivo terapeutico è dunque quello di aiutare il paziente a costruire progressivamente dei link mente-corpo utili a facilitare un’elaborazione cognitiva di tali vissuti emotivi e somatici, imparando strategie alternative di gestione dell’angoscia. Per questo motivo, l’approccio somatologico prevede di allargare l’ascolto anche al corpo: esso ha un suo linguaggio, una sua memoria, una sua intelligenza e funge da punto di incontro tra pensiero ed azione. A questo proposito, diverse tecniche, tra cui il Test Muscolare di Precisione, possono essere, ad esempio, utilizzate per cogliere i messaggi del corpo, individuare la storia (traumatica o tossinica) del soggetto, in questo caso del tossicodipendente, e cercare di ricostruire un equilibrio.

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Ultimo aggiornamento 12 dicembre 2017 - 11:26