Cirrosi epatica

Cos’è la Cirrosi Epatica?

fegato psicosomaticaLa cirrosi epatica è una malattia cronica del fegato dovuta a un’infiammazione che, dopo mesi o anni, può far insorgere  alterazioni nella struttura e nel funzionamento del fegato, portando a una trasformazione dell’organo in un tessuto non funzionante o fibrotico (con cicatrici). La cirrosi epatica è caratterizzata da una profonda alterazione strutturale del fegato e dalla presenza di aree di necrosi, di noduli rigenerativi, da fibrosi e da un’alterazione del sistema vascolare dell’organo. Il progredire della malattia impedisce al fegato di svolgere le proprie funzioni, quali trasformare il cibo in nutrienti ed energia, eliminare le sostanze nocive, metabolizzare i farmaci, immagazzinare vitamine, minerali e zuccheri, produrre la bile. Con il passare del tempo, il tessuto epatico funzionante scompare.

Quali sono le cause della Cirrosi Epatica?

La diagnosi di cirrosi epatica viene posta in base all’anamnesi, all’esame obiettivo (si osserva un ingrossamento e indurimento del fegato) e, soprattutto, alla biopsia epatica. Attraverso una visita medica e gli opportuni esami si può individuare la presenza di un fegato nodulare e l’incremento delle dimensioni della milza. Tra le cause dello sviluppo della cirrosi epatica possiamo individuare l’infezione cronica da epatite C, presente nel 25% dei casi, l’epatite B e D. Le malattie autoimmuni a carico del fegato (epatiti autoimmuni) o delle vie biliari, quelle metaboliche (emocromatosi, morbo di Wilson), vascolari (fegato da stasi) e il contatto con agenti tossici o farmaci possono essere concause nell’insorgenza della patologia. In alcuni casi l’eccesso di grasso nel fegato può determinare infiammazione che porta a cirrosi; inoltre, la cirrosi epatica è spesso legata a diabete, obesità, coronaropatie e malnutrizione.

La cirrosi epatica può insorgere se vi è un abuso di alcol cronico: infatti circa il 10-20% degli alcolisti  sviluppa la malattia; in genere, la cirrosi compare dopo 10-15 anni di abuso di alcol.

Vi sono altri fattori di rischio nella manifestazione della malattia, quali: predisposizione genetica, sesso maschile, età superiore ai 50 anni, Body Mass Index, sovraccarico di ferro, fattori ormonali, diabete di tipo 2, ipertensione o sindrome metabolica.

Sintomi della Cirrosi Epatica

Nelle fasi iniziali la cirrosi epatica è asintomatica ma, con il passare del tempo, vi può essere una crescita del tessuto cicatriziale nel fegato, che può comportare: perdita di appetito, perdita di peso, affaticamento, nausea e vomito, ittero e prurito. Con il deterioramento della funzionalità epatica possono insorgere ulteriori complicanze, quali: accumulo di liquidi a livello delle gambe o dell’addome, confusione e alterazione mentale, facili sanguinamenti e tumore del fegato. A livello sintomatico vi può essere la comparsa di: unghie bianche con bande orizzontali biancastre; una contrattura (di Dupuytren) con una retrazione delle dita nella parte terminale; vene che partono dall’ombelico e che si irradiano verso la periferia (Caput medusae), eritema palmare con rossore sul palmo delle mani; un ingrandimento delle mammelle, soprattutto per quel che riguarda l’uomo (Ginecomastia); odore dolce e pungente dovuto all’insufficienza del fegato (Foetor Hepaticus).

Cosa fare in caso di Cirrosi Epatica?

cirrosi epatica psicosomaticaIl trattamento ha l’obiettivo di bloccare o rallentare la progressione della cirrosi epatica, in modo da evitare ulteriori danni al fegato e provocare altre problematiche, che possono risultare disabilitanti.

Una volta, invece, che la malattia si è instaurata, la gestione del paziente si riassume essenzialmente nella gestione delle complicanze. L’insufficienza epatica causata dalla cirrosi può portare, ad esempio, a sviluppare encefalopatia epatica che, negli stadi più avanzati, è in grado di condurre a coma epatico rivelandosi letale. L’insufficienza epatica può, così, migliorare con l’assunzione di farmaci per migliorare il flusso di sangue attraverso i reni, o altresì richiedere un  trapianto di fegato nei casi più irrecuperabili.

Il trattamento per cirrosi epatica dipende dal tipo specifico di epatite, ad esempio l’interferone ed altri farmaci antivirali vengono prescritti per l’epatite virale, mentre l’epatite autoimmune richiede corticosteroidi e altri farmaci che sopprimono il sistema immunitario.

In generale si consiglia:

– una dieta sana che deve essere povera di sodio se si sviluppa l’ascite e che non deve mai prevedere il consumo di molluschi e crostacei crudi, che possono contenere batteri in grado di causare infezioni gravi;

– l’ astensione da alcolici e altre sostanze d’abuso (farmaci..) per non peggiorare i danni al fegato;

– una richiesta al Medicoper un’eventuale vaccinazione contro l’epatite A e B riferendogli tutte le medicine che si stanno assumendo;

– una riduzione del consumo di sale per prevenire l’accumulo di liquidi.

Il Modello Psicosomatico Integrato offre un intervento di rete costituito da psicologi e altri professionisti dell’aiuto, proponendo un progetto terapeutico capace di supportare psicologicamente la persona affetta da cirrosi prendendo in carico anche l’eventuale dipendenza da alcol.  Il lavoro non potrà prescindere dal sostegno psicologico affinché la persona possa individuare delle soluzioni psicologiche e corporee che le facciano elaborare l’idea della patologia e i vissuti negativi che ne conseguono.

Una Valutazione Naturopatica può essere utile in quanto un’alimentazione corretta può migliorare il controllo sulla patologia. Il ricorso a tecniche Kinesiologiche o ad approcci come la Medicina Tradizionale Cinese (vedi articolo) può risultare utile per verificare la regolazione degli organi e la reattività muscolare, accertando un eventuale collegamento tra equilibrio del corpo e insorgenza della problematica ed, infine, l’insegnamento di tecniche per la gestione dello stress e/o l’uso di interventi di manipolazione cranio-sacrale potranno aiutare  a stimolare i meccanismi fisiologici di autoguarigione del corpo.

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La nostra équipe lavora in stretta sinergia per garantire al cliente una riflessione a 360° sui diversi livelli che strutturano la sua vita: personale, familiare, relazionale, ambientale e corporeo. La costruzione di un lavoro di rete fra psicologi e altri professionisti dell’aiuto definirà inoltre i rischi e le opportunità che ogni singolo caso può presentare, prevedendo, laddove fosse utile, la pianificazione di un intervento integrato per fronteggiare efficacemente i vari sintomi.

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