Comunità “virtuale”

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L’Istituto di Psicosomatica Integrata, sin dalle sue origini, ha fatto diretto riferimento ai modelli della cura di stampo istituzionale. Questi modelli nascono in risposta alle esigenze di patologie a cui non è sufficiente un rapporto vis-à-vis con il terapeuta (condizioni psicotiche e disturbi di personalità borderline). Per questo motivo il setting clinico si allarga ed esce dalla stanza dello psicoterapeuta per inglobare un’intera struttura residenziale, differenziare le figure professionali e accogliere un gruppo di pazienti.

Sebbene l’Istituto di Psicosomatica Integrata non presupponga una residenzialità, la messa in forma del “campo istituzionale” (Correale, 1991) avviene attraverso il dispiegarsi di una comunità “virtuale”.

comunità psicologia

Come si strutturano gli interventi terapeutici?

psicologo adolescenti milanoUn esempio concreto proviene dal nostro lavoro con l’adolescente, dove il modello della comunità “virtuale” si mostra come il più idoneo. In questi casi generalmente la presa in carico parte da un bisogno concreto: spesso si tratta di un fallimento scolastico. Capita anche frequentemente che il punto di aggancio su cui costruire un’alleanza terapeutica si manifesti nel corpo: dall’affacciarsi di un disturbo cronico, a un trauma, piuttosto che uno stato astenico.

In abbinamento a uno spazio psicoterapeutico deputato all’accoglimento dei vissuti e dell’elaborazione psichica, l’adolescente viene affiancato da un’équipe clinica, in grado di rispondere ai bisogni sul piano sintomatico (trattamento di un dolore fisico, tamponare gli effetti collaterali dell’uso di una sostanza, sostegno scolastico ecc.). Al contempo questo contenitore ha aspetti reali e concreti al punto che la funzione di comunità “virtuale” si estende, dove può essere utile, anche al territorio in cui l’adolescente può essere accompagnato, sostenuto, protetto, incoraggiato nei compiti della quotidianità e nel miglioramento delle sue performance, da quelle scolastiche a quelle ludico sportive, ai contatti con altre istituzioni (scuola ecc.). L’Istituto come tale diviene un punto di riferimento fra interno/esterno: sia del corpo, quanto del corpus sociale.

Quali funzioni ha la comunità “virtuale”?

Dall’esempio con l’adolescente si evince che per l’Istituto il modello della comunità “virtuale” risponde al bisogno di creare degli spazi interni/esterni in cui articolare con il paziente i codici della parola e del corpo. A questo proposito, un’équipe diversificata (psicoterapeuti, psicologi, osteopati, kinesiologi, naturopati) ma accomunata dallo stesso registro epistemologico si organizza in un multi-setting formato da: spazio psicoterapeutico, laboratorio somatico, laboratori esperienziali, percorsi riabilitativi, sostegno farmacologico, alimentazione ed ecologia personale. Contemporaneamente le tracce (siano esse psichiche o somatiche), che il paziente deposita nei differenti setting e transfert relazionali, ritrovano una collocazione e riformulazione nella mente dell’équipe grazie ai numerosi incontri di supervisione. È, infatti, la mente dell’équipe che sostiene ininterrottamente il lavoro di riconnessione somato-psichica del paziente, divenendo l’autentico strumento terapeutico-trasformativo. Il paziente viene così calato all’interno di un contenitore terapeutico che ricostruisce i link tra elementi somatici e psichici, tesse consapevolezze e gli garantisce un senso di continuità psichica.

terapia gruppo milanoSpesso, infatti, le persone che si rivolgono a noi hanno già effettuato valutazioni da differenti specialisti; il plus-valore del modello è dato dall’integrazione di figure con specializzazioni e qualifiche differenti ma formate a un modello comune, che dunque si confrontano costantemente attraverso momenti di supervisione e discussione in équipe, dando quindi la garanzia al paziente di essere all’interno di un contenitore istituzionale, che si prende cura della persona a 360 gradi.

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La nostra équipe lavora in stretta sinergia garantendo al cliente una riflessione a 360° su diversi livelli (personali, famigliari, relazionali, ambientali e corporei); costituendo un lavoro di rete fra psicologi e altri professionisti dell’aiuto, che, di volta in volta, chiarisce i rischi e le opportunità rispetto a ciascun intervento, tenendo conto delle diverse prospettive.

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