Insonnia

effetti dell'insonnia sulla saluteL’insonnia è un disturbo dovuto alla diminuzione della durata e della qualità del sonno oltre che della sua capacità ristoratrice, con ripercussioni, più o meno gravi, sullo stato di benessere e di efficienza dell’individuo, che ha la sensazione di un riposo insufficiente.

La definizione clinica d’insonnia, basata su un criterio eminentemente soggettivo, è così ampia da includere tra gli insonni anche chi lamenta una cattiva qualità del sonno, indipendentemente dalla quantità di tempo trascorsa dormendo. La necessità di definire il disturbo in termini soggettivi è dovuta all’impossibilità di stabilirne i limiti fisiologici, sia per la durata sia per la distribuzione nell’arco della giornata. Riguardo al sonno si rileva, infatti, una varietà di scelte comportamentali preferenziali, quali l’essere un lungo o un breve ‘dormitore’ (vi sono persone che necessitano di 9-10 ore di sonno, mentre per altre ne sono sufficienti 4 o 5), oppure il preferire restare svegli in tarda serata o nelle prime ore del mattino. Talvolta, i “brevi dormitori” si lamentano della propria condizione, essendo costretti a rimanere svegli mentre gli altri dormono, ma non accusano alcuna riduzione delle performance diurne: questa situazione si configura come pseudoinsonnia.

L’insonnia si suddivide essenzialmente in tre categorie:

– insonnie iniziali, in cui il disturbo consiste nella difficoltà di addormentamento;

– insonnie intermedie, caratterizzate da numerose interruzioni del sonno durante la notte;

– insonnie finali, in cui il paziente si risveglia precocemente e non riesce più a riaddormentarsi.

Vi sono poi numerose forme miste, nelle quali queste diverse tipologie coesistono.

Un altro criterio sulla cui base è possibile distinguere tra di loro le diverse forme di insonnia è la durata dei sintomi: occasionale (pochi giorni), transitoria (da 1 a 3 settimane), cronica o persistente (oltre 3 settimane). In particolare, vi sono insonnie transitorie che tutti possono provare nella vita, se si creano situazioni di stress, di disturbo ambientale, malattie acute, dolore o cambiamenti di fuso orario. In alcuni casi l’insonnia può essere un effetto secondario di alcuni farmaci (per esempio, cortisonici, anoressizzanti) e paradossalmente anche dell’uso cronico di sedativi o di ipnotici (benzodiazepine, barbiturici ecc.); anche l’uso di droghe e l’abuso cronico di alcool può produrre insonnia.

nuove tecniche per la cura Disturbi del sonnoNelle insonnie persistenti, di lunga durata, si possono rintracciare spunti di depressione di tipo reattivo o endogeno, disturbi psichiatrici di diverso tipo o malattie fisiche (per esempio ulcera peptica, ernia iatale, dolori artrosici). Un esempio di insonnia persistente è la sindrome da periodo di sonno ritardato. Essa è tipica dell’età adulta e affligge alcuni soggetti che si accorgono, nel corso degli anni, che il momento di addormentamento è spostato progressivamente più avanti nella notte, senza possibilità di anticiparlo. Questi soggetti, se il mattino seguente possono dormire ininterrottamente, presentano un sonno normale per qualità e durata.

Per quanto riguarda le cause dell’insonnia, se essa è sintomo di altri disturbi, viene classificata come secondaria; se invece costituisce il problema di base per i pazienti e non si configura come sintomo di altra patologia è definita primaria e si distingue in tre tipi:

  1.  Insonnia psicofisiologica. È legata a una generica tensione emotiva riguardante il sonno, in assenza di altre disfunzioni psicopatologiche o mentali. Tipicamente, si manifesta nei pazienti in seguito a un evento stressante, anche non grave; successivamente il timore di non riuscire ad addormentarsi e l’ansia derivata da ciò creano un circolo vizioso che determina la cronicizzazione del disturbo. Questi soggetti, concentrati sul loro problema di sonno, compiono ogni sera un intenso ‘sforzo’ per addormentarsi e questo li rende ancora più vigili e tesi; il disturbo si rivela solitamente in persone giovani (20-30 anni), per lo più di sesso femminile.
  2.  Insonnia idiopatica. È molto rara: esordisce nell’infanzia o addirittura alla nascita, l’eziologia è sconosciuta, viene attribuita ad alterazioni neurochimiche dei meccanismi nervosi che controllano il ciclo sonno-veglia. Si tratta frequentemente di un disturbo grave che risponde scarsamente alla terapia farmacologica, interferisce in modo significativo con la vita del paziente e può portare in alcuni casi all’abuso di farmaci o alcol.
  3. Insonnia da errata percezione del sonno. La definizione di tale tipo d’insonnia come entità nosologica è controversa e contraddistinta da una discrepanza tra ciò che il soggetto riferisce (ossia di dormire poco o nulla) e ciò che risulta dall’osservazione (diretta o strumentale), che dimostra un sonno di durata pressoché normale, comunque superiore alla stima soggettiva.

In generale, possono esserci vari fattori che influenzano la qualità e la quantità del sonno: potrebbe esserci una predisposizione  costituzionale che si manifesta con un’elevata incidenza di disturbi vegetativi, dolori muscolari e forme di ansia somatizzata; la stessa aspettativa del soggetto, assillato da uno stato di inquietudine, potrebbe avere un effetto “risvegliante”; l’ambiente esterno può avere un peso nel determinare l’insonnia (l’arredamento dello spazio destinato al riposo notturno, i rumori, ecc.) oppure se si dorme in un contesto diverso da quello abituale.

Per l’indagine dell’insonnia dal punto di vista somatologico, è interessante analizzare inizialmente proprio il contesto di vita del soggetto (ad esempio quello lavorativo o familiare, le relazioni sociali, le attività che compie durante la giornata, le abitudini) per comprendere se esso possa avere un’influenza particolare nella comparsa dell’insonnia.

È opportuno inoltre effettuare una valutazione somatica: esistono una serie di test kinesiologici e naturopatici che indagano il livello di benessere fisico dal punto di vista della diffusione dell’energia, della regolazione degli organi, della reattività muscolare, che possono essere utilizzati allo scopo di verificare se esista una catena causale tra l’eventuale alterazione di equilibri del corpo e l’insonnia. Potrebbe essere importante anche indagare se la condizione di insonnia risulti favorita da problematiche muscolo-scheletriche, da fattori nutrizionali o digestivi, dall’attività fisica, da condizioni riguardanti una cattiva ergonomia, dal tipo di materasso utilizzato o dall’eventuale presenza in casa di geopatie e nodi di Hartmann.

Potrebbe risultare importante anche, in alcuni casi, analizzare dialogicamente il mondo interiore del soggetto, i vissuti che scaturiscono da eventuali test compiuti sul corpo e, in generale, le emozioni che prova in relazione agli eventi della sua vita e, in questo caso, all’insonnia.

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